Adenoma centrale alla prostata

L’esame funzionale per eccellenza è l’indagine urodinamica: semplificando, si inserisce in vescica un sottile cateterino attraverso il quale si misurano le pressioni vescicali durante il riempimento retrogrado e durante la minzione. I dati, elaborati da un computer dedicato e riportati su grafici, danno informazioni molto precise sull’entità dell’ostruzione e sulla buona funzionalità della vescica sia in termini di contrazione valida in corso di svuotamento sia in termini di capacità di lasciarsi distendere e mantenere basse pressioni in fase di riempimento. Per la sua complessità, questa metodica è di solito eseguita solo su indicazione specialistica.

Tutti questi esami ovviamente devono essere considerati alla luce di un’attenta valutazione anamnestica e di un accurato esame obiettivo comprendente l’esplorazione rettale.

Virtualmente tutti gli interventi disostruttivi, siano essi endoscopici o chirurgici a cielo aperto, provocano eiaculazione retrograda per l’ablazione del collo vescicale, necessaria all’ottenimento della disostruzione; il paziente deve esserne informato, tenendo in considerazione che, con i cambiamenti sociali, oggi è possibile che vi siano soggetti che ricercano prole anche in età avanzata.

Nella seconda fase cominciano a rendersi evidenti le prime modificazioni anatomiche a carico della vescica: la muscolatura della vescica (detrusore), chiamata a svolgere un lavoro maggiore, come tutta la muscolatura risponde con un processo di ipertrofia. Inizia quindi un progressivo aumento dello spessore della parete vescicale in toto, ed in particolare si ipertrofizzano le travate muscolari che, incrociandosi su tutta la sua superficie, formano la struttura portante della vescica (queste travature diventano ben visibili in cistoscopia): si configura il quadro della “vescica da sforzo”. Lo svuotamento è ancora possibile, ma a prezzo di una pressione sempre più alta all’interno della vescica, e sono presenti i sintomi di riempimento e di svuotamento sopra menzionati.

L’ostruzione determinata dalla prostata ingrandita oltre che sintomi fastidiosi provoca vere e proprie alterazioni funzionali e anatomiche progressive a carico dell’apparato urinario; è quindi essenziale riconoscere la patologia in tempo per prevenirne le conseguenze negative.

Sia la componente statica, da compressione, sia la componente dinamica, da ipertono muscolare liscio, dell’ostruzione determina una serie di sintomi che vengono denominati sintomi “di svuotamento” o ostruttivi: una diminuzione del flusso, la sensazione di difficoltà ad urinare (disuria), l’utilizzo della contrazione addominale per aiutare la minzione, un incompleto svuotamento della vescica con la conseguente necessità di andare più spesso ad urinare (pollachiuria), in alcuni casi il blocco completo della minzione (ritenzione urinaria acuta) con la necessità della cateterizzazione.

Prostata ed invecchiamento

Sono oggi disponibili diverse classi di farmaci efficaci per la terapia dell’iperplasia prostatica benigna e degli effetti ostruttivi che questa ha sul basso apparato urinario: gli antagonisti dei recettori alfa adrenergici (alfa-litici), gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, i farmaci di origine vegetale. Poiché queste classi di farmaci agiscono attraverso vie diverse, all’occorenza possono essere assunti contemporaneamente in terapie di associazione al fine di ottenere un migliore risultato terapeutico.

Il testosterone agisce sulla ghiandola prostatica dopo essere stato trasformato da un enzima presente nelle stesse cellule ghiandolari prostatiche, la 5 alfa reduttasi, nel suo metabolita attivo 5-idrossi-testosterone. Sono disponibili in commercio inibitori dell’enzima 5 alfa reduttasi in grado di ridurre l’azione del testosterone sulla ghiandola prostatica senza alterare i valori circolanti di testosterone, e quindi senza alterare l’azione del testosterone sugli altri organi bersaglio; l’inibizione così ottenuta dello stimolo androgenico sulla prostata provoca una riduzione del trofismo ghiandolare con una certa riduzione della componente ostruttiva, riduzione più evidente negli adenomi di volume importante. I principi attivi disponibili in commercio sono la finasteride e la dutasteride, quest’ultima caratterizzata da un’azione su entrambi i sottotipi enzimatici della 5 alfa reduttasi. I principali inconvenienti di questa soluzione terapeutica sono la necessità di terapie di lunga durata per ottenere risultati terapeutici e la presenza (seppur non frequente) di effetti indesiderati a carico della sfera sessuale quali calo della libido e deficit erettile, dovuti ad una azione del 5 idrossitestosterone a livello del sistema nervoso centrale. Un altro problema correlato con l’utilizzo di questi farmaci è la riduzione dei valori di PSA, di norma di circa il 50%, da tenere in considerazione soprattutto nella valutazione di pazienti con PSA borderline.