Cancro della prostata, urologi e oncologi italiani secco no alla chirurgia preventiva

“ Non bisogna quindi creare allarmismi e farsi prendere dalla paura – conclude Riccardo Valdagni, Incoming Presidente SIUrO – ogni caso va preso in considerazione singolarmente. L’asportazione di una prostata sana è incomprensibile e non condivisibile. L’eccesso di precauzione è dannoso e rischia di esporre a indesiderate conseguenze di operazioni perfettamente evitabili.

Ogni giorno bisognerebbe bere almeno un litro e mezzo d’acqua, riducendo la quota in occasione di viaggi lunghi se si soffre di ipertrofia prostatica.
Meglio evitare. In questo caso, evitate di bere la sera, già da due ore prima di andare a dormire

A TAVOLA
Non esistono cibi miracolosi in gradi sconfiggere il cancro della prostata. Un’alimentazione sana ed equilibrata, però, aiuta sicuramente a ridurre il rischio di sviluppare questa e altre patologie prostatiche. Si raccomanda di limitare i grassi, soprattutto animali, e di mettere in tavola molta frutta e verdura.
Pomodori, peperoni, e in generale ortaggi e frutti di stagione molto colorati apportano vitamine antiossidanti preziosi per l’organismo.
Pomodori freschi, anguria, pompelmo sono ricchi di licopene, sostanza antiossidante che previene le lesioni cellulari indotte dai dei radicali liberi, proteggendo efficacemente la prostata.

SPORT
Utili le lunghe passeggiate e il nuoto

Esistono due geni il Brca1 ma soprattutto il Brca2 che, se mutati, aumenterebbero il rischio di contrarre malattie tumorali in alcuni organi, tra cui la prostata.

Tanto più che, se è vero che se nell’ultimo decennio il carcinoma prostatico è divenuto il tumore più frequente nella popolazione, al contempo continua a diminuirne la mortalità.

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’ età : le possibilità di ammalarsi prima dei 40 anni sono molto scarse, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. Un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità , il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia.

Per evitare le infiammazioni utilizzate equipaggiamenti specifici come, ad esempio, i sellini forati perle biciclette

BEVANDE

Proprio per chi presenta forme metastatiche resistenti alla terapia ormonale e non sottoposte a chemio, l’Aifa autorizza ora l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, agente ormonale orale di ultima generazione, già utilizzato dopo il fallimento del trattamento chemioterapico. Un farmaco, frutto della ricerca di Astellas Pharma, che punta direttamente al ‘motore’ di crescita del tumore prostatico, il testosterone, ‘staccando la chiave’ che lo alimenta.

E’ un killer silenzioso, a volte difficile da intercettare. In Italia il cancro alla prostata avanza al ritmo di 35 mila nuove diagnosi l’anno e 8 mila morti, il 40% dei pazienti sviluppa metastasi e in 1-2 casi su 10 il tumore viene scoperto in ritardo, quando ormai è in fase avanzata. E’ la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente nei maschi adulti per i quali dopo i 50 anni rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. Ma nell’esercito eterogeneo di pazienti si contano almeno 398 mila uomini con una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico che, malgrado i progressi terapeutici, in un’elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica e metastatizza.

Se le armi per combattere questo tumore, ‘tallone d’Achille’ maschile, permettono la scelta fra più opzioni – dalla chirurgia alla radioterapia, dall’ormonoterapia alle terapie sistemiche con chemioterapici – uno dei crucci degli specialisti è il ritardo della diagnosi che in certi casi porta alla scoperta della neoplasia quando ha già corso tanto.

Per mettere sotto scacco la malattia, sottolinea Barbara Jereczek, professore associato di Radioterapia all’università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di radioterapia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) nel capoluogo lombardo, serve “lavoro di squadra. Alcuni studi dimostrano che il lavoro multidisciplinare e la collaborazione tra le varie figure specialistiche migliorano del 10% i risultati clinici in oncologia. Anche in Italia come in molti Paesi questa esigenza è stata recepita. Da qui nasce la volontà di creare delle Prostate Cancer Unit simili a quelle già esistenti per il tumore al seno”.

Gli studi “Affirm, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione già trattati con chemio, e Prevail, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico naive alla chemio – aggiunge Cartenì – hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità con effetti collaterali scarsi e di poca importanza rispetto ai pazienti trattati con placebo, permettendo un miglioramento della qualità di vita. Enzalutamide ha anche ridotto il rischio di fratture e compressioni del midollo spinale nei pazienti con metastasi ossee. Il farmaco, inoltre, non necessita dell’aggiunta di cortisone” ed è prescrivibile anche ai pazienti che non sono stati sottoposti a blocco androgenico totale.

Enzalutamide, spiega infatti Sergio Bracarda, direttore dell’Unita operativa complessa di oncologia medica nell’azienda Usl Toscana Sud-Est, Istituto toscano tumori, ospedale San Donato Arezzo, inibisce “in maniera potente il recettore degli androgeni”, cruciale “nel processo di crescita e metastatizzazione della cellula tumorale prostatica. Oltre all’efficacia, cioè a un miglioramento della sopravvivenza, è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità”, assicura l’esperto.

Pubblicato il: 17/05/2016 12:56

Gli ostacoli, evidenzia Giacomo Cartenì, direttore dell’Uoc di oncologia medica dell’azienda ospedaliera di rilievo nazionale Antonio Cardarelli di Napoli, sono diversi: “La natura stessa della neoplasia che cresce nella parte più periferica della ghiandola prostatica, il cosiddetto mantello, e non dà segni se non dopo che ha infiltrato la capsula”, elenca l’esperto. E ancora la beffa per cui “molti tumori della prostata non producono Psa, quindi un valore basso non sempre è sinonimo di negatività. Bisogna poi sottolineare una certa carenza di indagini diagnostiche per le quali si dovrebbe attivare la ricerca”.

La scelta della terapia, precisa Giaro Conti, primario di Urologia all’ospedale Sant’Anna di Como e segretario generale della Società italiana di urologia oncologica, “dipende dalle caratteristiche del paziente e della malattia. Tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante, contribuendo a ridurre la mortalità e a migliorare la qualità della vita”. La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, in particolare il testosterone che ha un ruolo importante nella crescita e nell’evoluzione del tumore. Enzalutamide, precisa Conti, “è risultato efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali”.

  • età: questo tumore è più comune dopo i 65 anni
  • razza: gli uomini di razza nera sono più a rischio degli altri, anche se le cause di questa differenza sono sconosciute
  • presenza in famiglia di altri casi
  • obesità
  • dieta ricca di grassi saturi

I fattori che possono aumentare il rischio di tumore alla prostata sono:

Gli esami di screening fanno spesso parte di una visita medica di routine, soprattutto negli uomini dopo i 40 anni di età. Il medico può anche raccomandare esami specialistici a causa di sintomi indicativi di un disturbo alla prostata. Gli esami comprendono:

  • Chirurgia
    È il trattamento più diffuso per il tumore prostatico. La chirurgia come unica modalità terapeutica (senza quindi prevedere altri trattamenti successivi come radioterapia, chemioterapia, ecc.) è efficace per trattare il cancro circoscritto alla ghiandola prostatica.
    I chirurghi di Humanitas utilizzano tecniche consolidate per asportare la prostata (prostatectomia radicale) risparmiando al massimo i muscoli e i nervi che controllano la funzione sessuale e la minzione. In base alle preferenze e ai bisogni clinici del paziente, i chirurghi di Humanitas possono eseguire la prostatectomia robotica o l’intervento più tradizionale a cielo aperto per via retropubica.
  • Radioterapia a fasci esterni
    La Radioterapia consiste nell’erogazione di raggi X per distruggere le cellule neoplastiche, che sono in genere più sensibili agli effetti dannosi delle radiazioni rispetto alle cellule normali. Si possono utilizzare le radiazioni per trattare quasi tutti gli stadi di cancro della prostata, con o senza chirurgia, a seconda dello stato di salute generale del paziente e della gravità del tumore.
    I radioterapisti e i fisici sanitari di Humanitas utilizzano una metodica che impiega dispositivi radiologici speciali per tracciare con precisione il movimento interno della prostata durante il trattamento radiante. La radioterapia a modulazione di intensità (IMRT) permette di effettuare trattamenti a dose radicale risparmiando i tessuti vicini. In Humanitas si utilizza una speciale tecnica volumetrica, denominata RapidArc, che consente una maggiore rapidità e precisione di trattamento.
    La radioterapia viene comunemente utilizzata anche dopo l’intervento chirurgico (radioterapia post-operatoria) per trattare l’area in cui era contenuta la prostata (loggia prostatica).
  • Ormonoterapia
    L’ormonoterapia riduce la produzione degli ormoni sessuali maschili, responsabili dell’accelerazione della crescita del tumore prostatico. Rappresenta un’opzione nei casi di cancro prostatico avanzato, da sola o in associazione con altre terapie.
  • Chemioterapia
    Nei pazienti che sviluppano resistenza ad un trattamento ormonale può essere indicato un trattamento chemioterapico.
  • Vigile osservazione e sorveglianza attiva
    La vigile osservazione – che consiste nel monitoraggio del paziente con la valutazione periodica del PSA – e la sorveglianza attiva (monitoraggio del paziente con PSA e biopsie ripetute) possono rappresentare un’opzione terapeutica in casi selezionati.
  • Protocolli di ricerca clinica
    Humanitas è un “Comprehensive Cancer Center” (Centro Oncologico), in cui una delle attività consiste nel disegno e nello sviluppo di protocolli di ricerca clinica. Si tratta dell’utilizzo controllato di nuove terapie non ancora approvate ufficialmente. I protocolli di ricerca clinica hanno lo scopo di determinare la sicurezza e l’efficacia di una terapia: possono non rappresentare una cura, ma prolungare la vita o migliorarne la qualità. Tali protocolli possono prevedere l’utilizzo di nuove molecole di diversa origine, come chemioterapici o terapie biologiche, la cui azione è mirata al meccanismo di proliferazione cellulare tipico di un preciso tipo di neoplasia (farmaci “intelligenti”). Per avere maggiori informazioni e capire quali protocolli possono essere adatti al proprio caso, è opportuno che il paziente si rivolga al proprio medico di fiducia.

RADIOLOGIA – Responsabile LUCA BALZARINI

Nella maggioranza dei casi, la diagnosi di tumore della prostata si affida agli esami di screening, poiché agli stadi iniziali questa neoplasia è in genere asintomatica, tanto che il 30% circa dei casi vengono scoperti quando la malattia si è già diffusa oltre la ghiandola.

Le cause di questa neoplasia non sono ancora del tutto chiare: alla base vi è una mutazione nel DNA delle cellule che causa una proliferazione anomala delle stesse, il cui accumulo forma il tumore.

Tenere sotto controllo il peso e limitare il consumo di grassi, soprattutto di quelli saturi (carni grasse di origine animale e formaggi) costituisce la sola forma di prevenzione di questo tumore. Una diagnosi precoce può essere effettuata attraverso la misurazione del PSA, un antigene prostatico specifico, con una semplice analisi del sangue da effettuare regolarmente dopo i 50 anni di età. I dati emergenti dai lavori sullo screening suggeriscono di eseguire l’esame dopo i 40 anni in caso di familiarità.

  • Radiografia del Torace – Benché meno del 5% dei tumori prostatici si diffonda ai polmoni, in fase preoperatoria è necessario eseguire una RX del torace.
  • Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) – La TAC è per lo più utile in associazione con altri esami. Può mostrare i linfonodi patologici nella pelvi e nell’addome, dove il tumore prostatico tende a diffondersi. Tuttavia l’esame non è abbastanza sensibile per rilevare cellule tumorali singole o microscopiche nei linfonodi. Al momento, la TAC non fornisce informazioni sufficientemente attendibili sullo stato della prostata o sullo stadio del tumore, e trova indicazione solo in casi selezionati.
  • Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) – La Risonanza Magnetica non richiede l’impiego di radiazioni. Ad oggi viene utilizzata in casi specifici per valutare la presenza di malattia nell’osso e nelle parti molli.
  • Scintigrafia ossea – È una procedura diagnostica utile per stabilire la diffusione del tumore alle ossa. La sua necessità dipende dal tipo e dallo stadio del tumore prostatico, oltre che dai valori di PSA.
  • PET con colina – È una moderna metodica che utilizza un radiofarmaco specifico. Attualmente è l’esame con la più elevata accuratezza diagnostica per la valutazione della diffusione della malattia e, in particolare, per la rivalutazione in caso di recidiva biochimica.