Che cosa e l’adenoma prostatico

Un esame funzionale molto semplice e non invasivo è la uroflussometria: il paziente viene invitato a mingere in un apparecchio che misura e riporta su un grafico il flusso urinario libero. L’analisi del grafico fornisce una prima valutazione dell’entità dell’ostruzione, anche se ovviamente l’entità del flusso è funzione non solo delle resistenze a livello cervico-uretrale, ma anche della pressione a monte esercitata dalla vescica, non valutrabile con questo esame. Un flusso basso, prolungato, magari con degli spikes che corrispondono alle contrazioni ritmiche del torchio addominale utilizzato dal paziente per svuotare la vescica è indice di ostruzione.

Il residuo postminzionale misurabile all’ecografia rappresenta anche una prima semplice ma importantissima valutazione funzionale, seppure indiretta, dell’apparato vescico sfinterico; la presenza di residuo orienta per una situazione di ostruzione già in fase di scompenso.

Il trofismo della prostata (e quindi il suo volume) dipende dal controllo ormonale, principalmente il testosterone, che agisce prevalentemente sul tessuto ghiandolare; un ruolo importante è giocato dagli estrogeni, presenti anche nel maschio, che agiscono in prevalenza sul tessuto fibromuscolare che nell’architettura interna della prostata forma la struttura “di supporto” del tessuto ghiandolare. Così si spiega come il volume della prostata, molto basso nel bambino, ha una prima fase di crescita sotto l’azione del testosterone durante la pubertà, fino al raggiungimento del volume dell’adulto.

Un punto importante da sottolineare è che la terapia deve essere instaurata tempestivamente, al fine di impedire che si instaurino alterazioni vescicali permanenti conseguenti all’ostruzione di lunga durata.

Le fasi della malattia

Con l’invecchiamento si registra fisiologicamente, quindi in tutti gli individui, una variazione del rapporto tra testosterone ed estrogeni con un aumento di importanza relativa di questi ultimi; questo diverso ambiente ormonale determina all’interno della prostata una iperplasia, cioè un aumento del numero delle cellule (soprattutto a carico del comparto fibromuscolare), con aumento del volume totale della ghiandola. Queste modificazioni si rendono particolarmente evidente nella parte centrale della ghiandola, quella che contorna l’uretra: questa porzione ghiandolare (potremmo pensare ad una specie di “nòcciolo” all’interno della prostata) aumentando di volume diventa riconoscibile anatomicamente e agli esami di imaging (ecografia soprattutto), e viene comunemente definita “adenoma prostatico” o Iperplasia Prostatica Benigna (IPB).

L’esame principe per la valutazione morfologica della prostata è l’ecografia transrettale: fornisce informazioni abbastanza precise sulla forma e sulle dimensioni di prostata ed adenoma, sulla ecostruttura, sulla presenza eventuale di calcificazioni, ascessi o nodularità sospette per carcinoma, sulla presenza di un “lobo medio” che aggetta in vescica. E’ un esame utile per la scelta della metodica da utilizzare in previsione di una disostruzione endoscopica o chirurgica.

In molti soggetti queste modificazioni “fisiologiche” assumono carattere di patologia clinicamente significativa: la prostata cresce di volume in misura importante o comunque in modo tale da andare ad interferire con il normale funzionamento degli organi del basso apparato urinario con cui è in stretto rapporto (collo e base della vescica, uretra prostatica).

Adenomi di dimensioni molto grandi, invece, non sono efficacemente trattabili mediante la resezione endoscopica, in quanto comporterebbero tempi operatori troppo lunghi, rischio di sanguinamento elevato e probabilità di non asportare tutto il tessuto adenomatoso, con comnseguente maggior rischio di recidiva; al contrario questi adenomi di norma sono asportabili con migliori risultati con l’intervento di adenomectomia a cielo aperto.

La rimozione chirurgica parziale o totale della prostata può comportare per i pazienti alcune complicazioni. Tra queste, quella che in genere preoccupa di più i pazienti è il rischio di disfunzione erettile. Tuttavia, secondo recenti studi tale rischio è da considerarsi nullo o addirittura inferiore rispetto ai pazienti che scelgono di non operarsi. Un effetto avverso molto frequente dopo la chirurgia è, invece, l’eiaculazione retrograda; in pratica, durante l’eiaculazione il liquido seminale, anziché fuoriuscire dall’uretra, refluisce in vescica, determinando infertilità.

Con l’avanzare dell’età, infatti, la prostata tende spontaneamente a modificare la propria consistenza e il proprio volume, in risposta a variazioni ormonali e numerosi fattori di crescita che stimolano la proliferazione benigna delle cellule prostatiche. Ad esempio, il rilascio di piccole quantità di estrogeni e l’incremento del diidrotestosterone (o DHT, metabolita del testosterone) sembrano favorire la comparsa dell’adenoma prostatico.

L’incidenza dell’adenoma prostatico aumenta proporzionalmente con l’avanzare dell’età, raggiungendo i massimi livelli nell’ottava decade di vita. Si stima, infatti, che tra i 70 e gli 80 anni questa patologia colpisca fino all’80% della popolazione maschile.

Il trattamento dipende dall’entità della condizione e può prevedere diverse opzioni farmacologiche o chirurgiche, con lo scopo di migliorare la sintomatologia del paziente e la sua qualità di vita.

Altra complicanza da considerare è lo svuotamento incompleto della vescica, che determina il ristagno di un residuo urinario in cui possono proliferare i batteri e sedimentare eventuali aggregati cristallini. Per questo motivo, l’adenoma prostatico espone ad un maggior rischio di infezioni urinarie, prostatiti, pielonefriti e calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale.

Proprio a causa di questa sua posizione e dei rapporti descritti con gli organi vicini, l’ingrossamento della prostata può causare problemi alla minzione, all’eiaculazione o alla defecazione.

Il PSA serve a valutare la possibilità che sia presente un tumore maligno, mentre l’esplorazione rettale fornisce informazioni su volume e consistenza della ghiandola. L’esame delle urine, invece, consente di verificare la funzionalità renale o escludere la presenza di infezioni delle vie urinarie, in grado di produrre una sintomatologia analoga a quella dell’adenoma prostatico.

L’adenoma prostatico è una patologia provocata da un aumento di volume della prostata, dovuto all’incremento del numero di cellule dello stesso organo. Questa proliferazione è di natura benigna: a differenza di un tumore, infatti, questa condizione comprime i tessuti circostanti, senza infiltrarli. L’adenoma prostatico origina principalmente dalla porzione centrale della ghiandola, nella zona di transizione che circonda l’uretra (nota: il carcinoma tende a svilupparsi a partire dalla zona periferica della prostata).

L’idoneità o meno delle varie tecniche chirurgiche è influenzata soprattutto dall’entità dell’adenoma prostatico; in linea generale, tanto maggiore è l’aumento del volume ghiandolare, tanto più invasivo sarà l’intervento.