Cos ГЁ l esame del PSA? I valori dell antigene prostatico specifico e cosa significa se ГЁ alto

Non ci sono prove che la prostatite o l’ipertrofia prostatica benigna favoriscano la formazione del cancro prostatico, ma è possibile che un soggetto con una o ambedue le condizioni sviluppi anche il tumore; il grande dibattito attorno a questo esame è che uno screening massivo della popolazione permetterebbe una diagnosi più precoce di molti casi di tumore, ma al prezzo di una diffusa sovra-diagnosi e relativo sovra-trattamento, con impatti economici ed emotivi non indifferenti per Sistema Sanitario, pazienti e famigliari.

  • ingrossamento della prostata,
  • infezione della prostata (prostatite),
  • infezione delle vie urinarie,
  • esami recenti della vescica (cistoscopia) o della prostata (biopsia),
  • recente sostituzione di un catetere vescicale,
  • recenti rapporti sessuali o eiaculazioni.
  • L’esame è stato originariamente approvato dalla FDA (l’equivalente del nostro Ministero della Salute negli USA) nel 1986 per monitorare l’evoluzione della malattia in soggetti con diagnosi di tumore.
  • Nel 1994 la FDA ha approvato l’impiego dell’esame PSA in associazione all’esplorazione rettale digitale come test per il cancro prostatico in soggetti asintomatici. Individui con sintomi riferibili alla prostata spesso vengono sottoposti all’esame PSA, come ausilio al medico per capire la natura del problema.

Dopo una prostatectomia radicale (rimozione chirurgica della prostata) i valori devono azzerarsi (risultato inferiore a 0.2 ng/ml) nell’arco di circa un mese e tale deve rimanere.

L’esame del PSA può dare risultati falsi positivi o falsi negativi.

In passato quasi tutti i medici consideravano normali valori di PSA uguali o inferiori a 4,0 ng/mL, quindi la biopsia della prostata per la ricerca del cancro prostatico sarebbe stata indicata in un soggetto con valori sopra 4,0 ng/mL.

Fino a poco tempo fa molti medici e organizzazioni sanitarie incoraggiavano uno screening annuale del PSA negli individui maschi a partire da 50 anni. Alcune organizzazioni raccomandavano agli individui a rischio elevato di cancro prostatico (maschi afro-americani e soggetti con padre o fratelli affetti dal cancro prostatico) lo screening già dai 40 – 45 anni di età.

Nei soggetti sottoposti a screening annuale rispetto ai soggetti del gruppo di controllo, i ricercatori dello studio PLCO hanno trovato una maggior incidenza di cancro prostatico, ma una mortalità del cancro sovrapponibile. Complessivamente, i risultati suggeriscono che molti soggetti sono stati trattati per cancri prostatici che, in assenza dello screening, non sarebbero mai stati rilevati nell’arco della loro vita. Di conseguenza, tali soggetti sono stati inutilmente esposti ai rischi potenziali del trattamento.

Inoltre l’identificazione precoce del cancro può non essere di aiuto in soggetti con tumori a crescita rapida o aggressivi, che possono già essersi diffusi ad altre parti del corpo prima della diagnosi.