Endometrio ispessito: cause e cure dell iperplasia endometriale

      viene definita anche glandulo-cistica e si verifica nel momento in cui le

      l’iperplasia endometriale viene definita atipica quando si osserva un

Polipoide:

      :cioè la presenza di sanguinamenti anomali che non si verificano in corrispondenza di un ciclo mestruale. Queste perdite si verificano tra un ciclo e l’altro o anche in menopausa, quando ormai le mestruazioni dovrebbero essere assenti.

    Nel 2003 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto l’iperplasia endometriale in semplice (con o senza atipie) e complessa (con o senza atipie) in base alle caratteristiche istologiche della patologia. Al fine di questa classificazione è fondamentale basarsi sul grado di proliferazione cellulare, delle strutture coinvolte e sulla capacità di progressione o meno verso la cancerogenesi.

    Invece, in caso di sospetta iperplasia o nel caso in cui non vi sia bisogno di fare riferimento a questi farmaci, si può ricorrere all’uso di:

    normale ciclo mestruale

        l’ecografia che si utilizza oggi è quella transvaginale, poiché fornisce anche un’eco pattern endometriale. Mediante questa indagine diagnostica si valuta l’interno dell’utero e si può stabilire se l’endometrio è di dimensioni normali o se si è in presenza di alterazioni, oltre al fatto se ci sia stata o meno ovulazione. Può indicare la presenza di iperplasia, di polipi o di cisti ma non può indicare la tipologia dell’iperplasia e l’eventuale grado di atipia.

      cambiamento di forma, architettura e struttura delle cellule e delle ghiandole

      Resezione transuretrale dell’adenoma prostatico (TURP). Questo prevede la resezione di parte della prostata attraverso l’uretra. Consigliabile per prostate fino a un certo volume, presenta il vantaggio della mini-invasività, ovvero evitare tagli e un recupero postoperatorio più rapido. Esistono anche alcune nuove tecniche per ridurre il volume della prostata ipertrofica, alcune delle quali non sono ancora abbastanza sperimentate per stabilire i loro effetti definitivi. Esse prevedono vari metodi per distruggere parte del tessuto ghiandolare senza danneggiare quello che rimarrà in sito. Fra queste si ricordano: la vaporizzazione transuretrale della prostata (TVP), la laser TURP, la visual laser ablation (VLAP), la Transurethral Microwave Thermo Therapy (TUMT), la Transurethral needle ablation of the prostate (TUNA) e la sua evoluzione tecnologica Prostiva, micro iniezioni di etanolo in situ ed altre ancora allo studio o in via di sperimentazione.

      Entrambi i metodi, KTP e Olmio, ablano circa uno o due grammi di tessuto al minuto.

      Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP.

      Esiste una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell’eziologia della BPH. Questo è basato sul fatto che la BPH si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e relativamente ridotti livelli di testosterone libero (questa sostanza ha quindi, se non convertita in altri ormoni, un’azione benefica e salutare nei confronti della prostata) e quando i tessuti prostatici diventano più sensibili agli estrogeni e meno rispondenti al DHT. Cellule prese dalla prostata di uomini affetti da BPH hanno mostrato una più elevata risposta agli alti livelli di estradiolo nel caso di bassi livelli di androgeni.

      Gli alfa bloccanti (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate con successo. Vecchie molecole come phenoxybenzamine e prazosin non sono raccomandate per il trattamento della BPH. Gli alfa bloccanti rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario, ma possono causare eiaculazione retrograda.

      La uroflussimetria è forse l’esame più utile in IPB, perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no. Distingue perciò la IPB significativa da quella non significativa sulla dinamica minzionale. Alcuni parametri come Qmax (velocità di flusso massima) sono usati anche per verificare la risposta alle terapie nel tempo.

      In caso di fallimento del trattamento medico, può rendersi necessario un trattamento chirurgico. Qualsiasi intervento chirurgico per IPB pone a rischio, in entità differente, la meccanica eiaculatoria del paziente. A contrario, la rigidità nell’erezione e la capacità di arrivare all’orgasmo non vengono influenzati da questa chirurgia correttamente eseguita.

      Fra i sintomi irritativi si annoverano la frequenza nell’urinare, che è detta pollachiuria, la nicturia, cioè un aumentato bisogno durante la notte, l’urgenza (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore ad urinare. Questi sintomi, ostruttivi ed irritativi, vengono valutati usando il questionario dell’ International Prostate Symptom Score (IPSS), formulato per appurare la severità della patologia.

      Nuove tecniche che comportano l’impiego del laser in urologia, sono state sperimentate negli ultimi 10 anni. Si è iniziato con la VLAP, tecnica che usa uno YAG laser a contatto con il tessuto prostatico. Una tecnologia simile, è chiamata Photoselective Vaporization of the Prostate (PVP) ed usa un laser a luce verde (KTP) ed è emersa recentemente. Questa procedura utilizza un laser ad alta potenza di 80 Watt KTP con una fibra laser di 550 micron inserita nella prostata. Questa fibra ha una riflessione interna di 70 gradi. Essa è usata per vaporizzare il tessuto della capsula prostatica. Il KTP laser ha una penetrazione di 2.0mm (quattro volte più profonda del laser ad Olmio).

      Combinazioni di farmaci: diversi studi, come la ricerca Medical Therapy of Prostatic Symptoms (MTOPS, Terapia Medica dei Sintomi Prostatici), hanno mostrato che la combinazione di due classi farmacologiche può essere più efficace nel migliorare sintomi, flusso urinario e qualità della vita di un unico composto. Le possibili combinazioni sono:

      • che sintomi ha,
      • da quando ha sintomi e quanto frequentemente si manifestano,
      • se ha una storia di infezioni ricorrenti del tratto urinario,
      • che farmaci (prescritti o meno) assume,
      • quanti liquidi beve quotidianamente,
      • se assume caffeina e alcolici,
      • la storia medica generale (in particolare malattie gravi e interventi chirurgici).

      La maggioranza dei portatori di ipertrofia prostatica benigna non sviluppa alcuna complicanza, ma soprattutto i danni renali possono costituire una grave minaccia per la salute quando si manifestano.

      Il restringimento dell’uretra e la ritenzione urinaria (il mancato svuotamento completo della vescica) causano molti dei sintomi associati all’ipertrofia prostatica benigna, come ad esempio:

      • minzione frequente, ossia otto o più volte al giorno,
      • urgenza della minzione, ossia l’impossibilità di ritardarla,
      • difficoltà ad iniziare la minzione,
      • getto urinario debole o interrotto,
      • sgocciolamento al termine della minzione,
      • nicturia, ossia il bisogno frequente di urinare durante il sonno,
      • ritenzione urinaria,
      • incontinenza urinaria, ossia la perdita involontaria di urina,
      • dolore dopo l’eiaculazione o durante la minzione,
      • urina di colore o odore non abituali.

      Sono state messe a punto varie procedure chirurgiche minimamente invasive che alleviano i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna nel caso i farmaci non siano efficaci. In particolare:

      L’ipertrofia prostatica benigna è il più comune problema prostatico nei soggetti dopo i 50 anni. Negli Stati Uniti, fino a 14 milioni di uomini hanno manifestato sintomi evocatori di questa patologia nel 2010. Benché raramente rilevata prima dei 40 anni, frequenza e sintomi aumentano con l’età. Colpisce circa il 50% dei soggetti tra i 51 e i 60 anni e fino al 90% dei soggetti ultra ottantenni.

      • alfabloccanti,
      • inibitori della 5-fosfodiesterasi,
      • inibitori della 5-alfa reduttasi,
      • combinazioni di farmaci.

      La comunità scientifica non ha trovato correlazioni tra cibo, dieta e nutrizione e le cause o la prevenzione della patologia, ma molti specialisti consigliano di eliminare: