Esami per carcinoma prostatico

Se il carcinoma della prostata non dà sintomi, come si fa a diagnosticarlo precocemente ?

No. L’ ecografia transrettale non è un esame attendibile per la diagnosi del cancro della prostata e non è assolutamente da considerare un esame di screening. Gli uomini non hanno bisogno di sottoporsi a questo esame fastidioso e costoso, nella falsa aspettativa di poter diagnosticare precocemente il carcinoma della prostata. E’ rarissimo che un tumore venga diagnosticato dall’ecografia transrettale, quando sia il PSA che l’esplorazione rettale sono negative. Ed è altrettanto raro che questo esame escluda la presenza di un tumore, quando ve ne è il sospetto sulla base del PSA o dell’esplorazione rettale. Bisogna inoltre considerare che in 8 casi su 10 i tumori prostatici sono invisibili all’ecografia transrettale e che, in altrettanti casi, quello che si sospetta essere un tumore all’ecografia in realtà non lo è.

Carcinoma prostatico: diagnosi

PSA compreso tra 4 e 10 ng/ml

Il cancro della prostata è sempre potenzialmente letale ?

No. Il PSA da solo non è mai capace di porre diagnosi di carcinoma. La determinazione del PSA è uno dei tanti parametri, peraltro il più importante, che indica il rischio di uno specifico individuo di ammalarsi di carcinoma della prostata. Il PSA va interpretato insieme ad una serie di altri parametri, come le sue variazioni nel tempo, l’età, le dimensioni della prostata e la presenza di altre malattia prostatiche. E’ un campanello d’allarme che individua i soggetti a rischio di sviluppare un carcinoma e indica all’urologo l’eventuale necessità di eseguire ulteriori esami, come la biopsia prostatica, per escludere o confermare la presenza di un cancro.

A cosa serve l’ecografia prostatica transrettale nell’ambito della biopsia della prostata ?

Come vanno interpretati i valori del sangue del PSA ?

No, si tratterebbe di un abbassamento fittizio, che altera i valori reali del test. Al contrario del colesterolo, non è utile né necessario tentare di abbassare i valori del PSA con dei farmaci. Sarebbe come mascherare uno degli strumenti fondamentali che gli urologi hanno a disposizione per sospettare la diagnosi di carcinoma in fase precoce.

«Il nuovo test – continua la Dottoressa Conti – non sostituisce il PSA, che rimane utile per l’identificazione dei pazienti a rischio, ma ne migliora la selezione e aiuta la personalizzazione delle cure, identificando elementi prognostici rilevanti nella scelta del trattamento più adeguato».

Un traguardo importante se si considera che il tumore della prostata rappresenta fra la popolazione maschile la neoplasia più frequente, con 36 mila nuovi casi solo nel 2012. Una incidenza tuttavia in crescita: si stima che nel 2020 si supereranno le 43 mila diagnosi, con punte di oltre 50 mila nel 2050.

Si chiama ‘–proPSA’ o ‘p2PSA’ il nuovo test capace di stabilire, attraverso un semplice prelievo del sangue, il rischio di carcinoma della prostata. Alto il grado di attendibilità, molto superiore a quello del PSA la cui alterazione può dipendere non soltanto da una neoplasia della prostata ma anche da altri fattori, quali un ingrossamento o una infiammazione dell’organo.

Questo significa limitare il numero di accertamenti invasivi inutili (in quanto negativi), oggi corrispondenti al 60-70% di tutte le indagini istopatologiche eseguite sulla postata, ma anche ridurre le sovra-diagnosi e i sovra-trattamenti in pazienti con malattia non destinata a una progressione. Il tutto a vantaggio del paziente, non più sottoposto a un disagio ingiustificato e a possibili complicanze legate all’esame, con ricadute positive anche sulla riduzione dei costi sanitari.

«Affiancando al PSA totale e libero il nuovo marcatore p2PSA, il cui valore viene impiegato all’interno di una equazione chiamata PHI (indice di salute prostatica) – spiega Laura Conti, direttore del Servizio di Patologia Clinica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – riusciamo a definire con migliore specificità il carcinoma prostatico e a identificare con più accuratezza i casi che necessitano realmente di una biospia».

Gli studi sinora condotti su quasi mille pazienti sembrano confermare che la concentrazione nel sangue di p2PSA e dei suoi correlati, il –proPSA e phi, è significativamente più alta in caso di carcinoma prostatico, mentre non risulta influenzata da neoplasie intraepiteliali (lesioni iniziali e non invasive).

C’è un nuovo esame per la diagnosi del tumore alla prostata. Più specifico e accurato, consente di discriminarne la presenza in pazienti con PSA elevato e di limitare il numero di biopsie inutili.

Si chiama proPSA e si attua attraverso un esame del sangue. Affiancato al Psa, permette un’analisi più specifica e una selezione più attendibile dei pazienti a rischio

Il test, disponibile in diversi centri e strutture del territorio, non è ancora rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale ed il costo si aggira attorno ai 150 Euro.