Hipertrofia da Próstata: Hiperplasia prostática benigna

As glândulas se atrofiam e a próstata torna-se fibrosa: como sua principal função é produzir uma secreção componente do esperma, nessa idade já deixa de ser necessária. A próstata envolve uma parte da uretra (canal que liga a bexiga à extremidade do pênis); portanto, qualquer aumento de volume dessa glândula pode prejudicar a-passagem da urina, isso também pode ser causado por simples infecções locais de curta duração, com prejuízos temporários à micção.

Nos demais casos, a hipertrofia é tolerável. A retirada da próstata, nos casos em que a medida se torna necessária, não causa prejuízo à potência sexual, já que essa glândula tem apenas função espermática. De fato, alguns pacientes com hipertrofia da próstata têm a libido aumentada e maiores necessidades sexuais. Outros podem apresentar ereções freqüentes, mesmo sem qualquer excitação sexual. Ocasionalmente, a potência sexual pode diminuir, mas quase sempre essa situação já se fazia presente anteriormente e é erroneamente atribuída à cirurgia.

A musculatura da bexiga pode aumentar até dez vezes seu volume. À medida que a musculatura aumenta, a bexiga perde seu espaço útil, que pode reduzir-se dos 500 centímetros cúbicos até a metade dessa capacidade. Nas fases finais da doença, porém, a musculatura se torna flácida e a bexiga dilata-se muito, chegando à capacidade de 2 litros.

Não existe nenhuma relação direta entre os sintomas acusados pelo paciente e o grau de aumento do volume da próstata. Esses sintomas dependem basicamente da região da glândula que sofreu o processo de hipertrofia e da conseqüente obstrução urinária causada por ela. Porém, muito mais graves do que as alterações da bexiga, devido à retenção urinária, são as conseqüências nos rins.

Quando se dá um estreitamento no colo vesical, a saída da urina torna-se mais difícil e a bexiga reage, reforçando sua musculatura. Na maioria das vezes, o sintoma mais precoce dessa alteração é a necessidade de urinar durante a noite. Também as micções diurnas aumentam, com emissões fracionadas em cada vez (polaciúria).

Micção frequente
Dificuldade para urinar
Incapacidade de urinar

As verdadeiras causas do crescimento prostático são muito discutidas. Acredita-se que um desequilíbrio hormonal durante a senectude seja um fator predisponente – mas isso não foi demonstrado. Na hiperplasia benigna da próstata não ocorre o crescimento das glândulas prostáticas, mas sim daquelas localizadas junto à uretra, as glândulas periuretrais. O crescimento delas causa o aumento de volume do órgão. As glândulas prostáticas, comprimidas, sofrem atrofia.

No inicio, o aumento da musculatura da bexiga compensa as dificuldades, e o paciente pode eliminar toda a urina. Mais tarde, isso se torna impossível, e resíduos urinários ficam acumulados na bexiga, causando alterações estruturais. Nesse estágio, podem formar-se nas paredes da bexiga pequenos sacos, entre as traves musculares, conhecidos por divertículos, que podem conter desde alguns centímetros cúbicos de urina até vários litros.

O aumento da próstata acaba por determinar a obstrução da desembocadura dos ureteres na bexiga. Em reação idêntica, a musculatura dos ureteres e da pelve (cavidade renal que se comunica com o ureter) também se hipertrofia, para tentar vencer o obstáculo. Após algum tempo, dá se uma dilatação dos ureteres e pelves e, se o processo não for detido a tempo, originará uma hidronefrose, grave alteração em que o rim se transforma numa bolsa de urina estagnada e os tecidos renais morrem por compressão.

  • che sintomi ha,
  • da quando ha sintomi e quanto frequentemente si manifestano,
  • se ha una storia di infezioni ricorrenti del tratto urinario,
  • che farmaci (prescritti o meno) assume,
  • quanti liquidi beve quotidianamente,
  • se assume caffeina e alcolici,
  • la storia medica generale (in particolare malattie gravi e interventi chirurgici).
  • cambiamenti nello stile di vita,
  • farmaci,
  • chirurgia minimamente invasiva,
  • chirurgia.

Un soggetto può non richiedere trattamento nel caso di una prostata con ingrossamento minimo, a meno che i sintomi siano fastidiosi e influiscano sulla qualità della vita. In questi casi, l’urologo potrà consigliare controlli regolari invece di un trattamento. Se i sintomi diventano fastidiosi o costituiscono un rischio per la salute, l’urologo raccomanda quasi sempre il trattamento.

A fare eccezione è la serenoa repens (palma nana, o saw palmetto), un estratto vegetale che dispone invece di una buona letteratura; la molecola, che peraltro si ritrova anche in prodotti registrati come farmaci (per esempio Permixon e Saba), esplica i suoi effetti prevalentemente in termini di miglioramento dei sintomi e dispone di un buon profilo di tollerabilità, con rari effetti sul apparato digerente ed effetti collaterali nulli sul sistema riproduttivo.

La chirurgia minimamente invasiva può distruggere tessuto prostatico ingrossato o allargare l’uretra, aiutando così ad alleviare l’ostruzione e la ritenzione urinaria.

  • la riduzione dell’assunzione di liquidi, soprattutto prima di uscire o di andare a dormire,
  • l’eliminazione o la riduzione di bevande contenenti caffeina o alcolici,
  • l’eliminazione o il monitoraggio dell’uso di farmaci come i decongestionanti, gli antistaminici, gli antidepressivi e i diuretici,
  • l’allenamento della vescica a trattenere l’urina per periodi più lunghi,
  • esercizi della muscolatura pelvica,
  • la prevenzione o il trattamento della stipsi.

Un soggetto può avere sintomi urinari a prescindere dall’ipertrofia prostatica benigna, causati da problemi vescicali, da infezioni del tratto urinario o da prostatiti (infiammazioni della prostata). I sintomi possono anche essere il segnale di patologie ben più gravi, come il cancro della prostata.

  • minzione frequente, ossia otto o più volte al giorno,
  • urgenza della minzione, ossia l’impossibilità di ritardarla,
  • difficoltà ad iniziare la minzione,
  • getto urinario debole o interrotto,
  • sgocciolamento al termine della minzione,
  • nicturia, ossia il bisogno frequente di urinare durante il sonno,
  • ritenzione urinaria,
  • incontinenza urinaria, ossia la perdita involontaria di urina,
  • dolore dopo l’eiaculazione o durante la minzione,
  • urina di colore o odore non abituali.

Spesso, quest’ultimo deve rimanere inserito per diversi giorni. Talvolta, il catetere causa il giorno dopo l’intervento spasmi vescicali ricorrenti, dolorosi e difficili da controllare. Comunque, questi spasmi di solito spariscono nel giro di qualche tempo.

I disturbi (sintomi) più frequenti sono:

Indagine finalizzata a vedere le pareti interne dell’uretra e della vescica. Serve per individuare eventuali anomalie ed effettuare prelievi di tessuto da analizzare. Il cistoscopio (tubo sottile, flessibile e illuminato) è inserito lentamente nella vescica attraverso l’uretra.
L’esame si esegue in anestesia locale.

  • cambiamenti dello stile di vita
    In caso di disturbi lievi e moderati non è necessario sottoporsi ad alcuna cura medica immediata. Sarà sufficiente effettuare regolari controlli per controllare nel tempo (monitorare) con attenzione la prostata. Probabilmente, anche un cambiamento nello stile di vita, con limitazione del consumo di caffeina ed alcol, potrebbe aiutare a ridurre i fastidi
  • terapia farmacologica
    L’assunzione di farmaci, associata ad un migliore stile di vita, di solito, è raccomandata per la cura di disturbi da moderati a gravi. Si tratta di una terapia a lungo termine che, a seconda dei casi, può essere sufficiente a ridurre i disturbi (sintomi). Si basa su farmaci, che necessitano di prescrizione medica. Quelli comunemente utilizzati sono finasteride e dutasteride. Servono a bloccare gli effetti di un ormone (diidrotestosterone – DHT) nella prostata e tendono a ridurre leggermente le dimensioni della ghiandola (tra il 10 e il 15%) migliorando i fastidi. Questi farmaci, specialmente all’inizio della cura, possono causare alcuni effetti indesiderati; tra i più rilevanti: impotenza e diminuzione, o assenza, di sperma. In molti casi, questi effetti migliorano man mano che il corpo si abitua al farmaco. È bene, comunque, consultare il medico, qualora gli effetti collaterali siano preoccupanti.
    Anche la cura con farmaci bloccanti alfa adrenergici (tamsulosina e alfuzosina i più comuni) può aiutare a rilassare i muscoli della vescica, rendendo più facile urinare. In questo caso, gli effetti indesiderati (effetti collaterali) più frequenti, generalmente lievi, sono: alterazioni della pressione sanguigna, vertigini e stanchezza.
    Le cure farmacologiche di solito presentano i primi effetti dopo alcune settimane di terapia e possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere il risultato massimo.
    Il loro impiego deve avvenire sempre sotto prescrizione e controllo medico (almeno annuale)
  • intervento chirurgico
    Si ricorre alla chirurgia solo in presenza di gravi disturbi causati dall’ipertrofia prostatica e in caso di inefficacia della terapia farmacologica. In endoscopia, l’intervento più praticato è la TURP (resezione endoscopica trans-uretrale della prostata). Consiste nell’introduzione, attraverso l’uretra, di uno strumento (resettore) che rimuove l’ingrossamento (adenoma) della prostata, scavando una sorta di tunnel per facilitare l’emissione dell’urina (minzione). Eseguito in anestesia, è un intervento poco invasivo che comporta una degenza di due, tre giorni. La convalescenza dura un paio di settimane, durante cui è bene astenersi da sforzi eccessivi come, ad esempio, guidare veicoli, perché causano vibrazioni, sollevare pesi e praticare attività sportiva.
    Sempre in endoscopia, in alternativa alla TURP, si possono eseguire altri tipi di interventi con nuovi modelli di laser, limitando ulteriormente l’invasività delle operazioni. Ciò offre risultati duraturi permettendo inoltre di ridurre: tempi di degenza, impiego del catetere post-operatorio (24-48 ore), perdite di sangue anche in persone a maggior rischio, fastidi ed irritazioni post-operatorie.
    In caso di prostata di grandi dimensioni è necessario intervenire con altre tecniche chirurgiche come l’ATV (Adenectomia prostatica Trans-Vescicale) oppure, per via endoscopica, con HoLEP (Enucleazione Della Prostata con Laser a Olmio, tecnica chirurgica che si avvale dell’utilizzo di una fibra laser attraverso la quale si procede all’enucleazione dell’adenoma che verrà spinto in vescica e ridotto in piccoli frammenti e poi aspirato all’esterno tramite un’apposito strumento)

L’analisi di un campione di urine, con l’esecuzione dell’urinocoltura, permette di escludere eventuali infezioni delle vie urinarie, o della vescica, in grado di causare disturbi simili all’ipertrofia prostatica benigna.

I fattori di rischio per l’ipertrofia prostatica includono:

Indice della qualità della vita:

  • diminuire il consumo di bevande nelle ore serali. Non bere nulla per una o due ore prima di andare a letto per ridurre la probabilità di svegliarsi durante la notte per urinare (nicturia)
  • anticipare l’orario di assunzione di farmaci con attivita’ diuretica (che determinano cioe’ un aumento della produzione di urina) per evitare di doversi alzare durante la notte per urinare
  • limitare l’uso di alcol e caffeina. Aumentando la produzione di urina, possono irritare la vescica e peggiorare i disturbi
  • ridurre l’uso di farmaci decongestionanti e di antistaminici. Questi medicinali contribuiscono a restringere il fascio dei muscoli, situati intorno all’uretra, che controlla il flusso di urina rendendo più difficile la sua emissione
  • cercare di urinare appena si ha lo stimolo. Un’attesa molto lunga potrebbe sollecitare troppo il muscolo della vescica e causare danni
  • provare a urinare a intervalli regolari, ogni quattro-sei ore durante il giorno. Ciò può essere particolarmente utile in caso di grave frequenza e urgenza dello stimolo di urinare
  • seguire una dieta sana. L’obesità, infatti, è associata all’ingrossamento della prostata
  • rimanere attivi. L’inattività fisica contribuisce alla ritenzione urinaria. Anche una piccola quantità di esercizio fisico quotidiano può aiutare a ridurre i problemi causati dalla ipertrofia prostatica
  • cercare di limitare l’esposizione alle basse temperature. Il freddo, infatti, può causare ritenzione ed aumentare l’urgenza di urinare

La biopsia prostatica è un esame finalizzato al prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, successivamente osservati al microscopio ottico per confermare, od escludere, la presenza di un tumore.

Ad ogni domanda del test si può dare un valore da 0 (disturbo lieve) a 5 (disturbo importante). Il totale dei punti indicherà la gravità della sintomatologia:
0-7 lieve
8-19 moderata
20-35 severa