Iperplasia prostatica benigna (IPB): diagnosi e terapia secondo la Medicina Cinese

Questi estratti vegetali possono essere impiegati in associazione sinergica con alcune sostanze antiossidanti al fine di ridurre la concentrazione dei radicali liberi causa dell’infiammazione e del conseguente edema prostatico. Le sostanze antiossidanti più utilizzate nella pratica clinica per questi scopi sono il Licopene, lo Zinco e la Vitamina E.

La prostata ingrossata è causata da una malattia denominata IPB (Ipertrofia prostatica benigna). Per effetto dell’ipertrofia prostatica benigna le cellule prostatiche aumentano di numero determinando un aumento di volume della prostata. Per la verità il termine “ipertrofia prostatica benigna” non è corretto, dal momento che essendo l’ingrandimento dell’organo dovuto dall’aumento del numero e non del volume delle cellule sarebbe più appropriato il termine “iperplasia prostatica benigna”. Tuttavia, il termine ipertrofia prostatica benigna è di gran lunga più frequentemente utilizzato.

Questa situazione comporta una sofferenza per la vescica che risponde con dei meccanismi di adattamento: il muscolo che determina la contrattilità vescicale si ipertrofizza (aumenta di volume) e si contrae in maniera anomala. Nei casi più gravi la parete vescicale si sfianca dando luogo a dei diverticoli (estroflessioni).

Esplorazione digito-rettale

L’ IPSS, il Punteggio Internazionale di Sintomo della Prostata, è un questionario validato molto utile per quantificare in maniera obiettiva la gravità dei sintomi urinari. Il paziente deve rispondere a sette quesiti che esplorano la presenza dei comuni sintomi causati dall’ipertrofia prostatica benigna.

L’uroflussometria è un esame semplice e assolutamente non invasivo che valuta il flusso di urina durante la minzione. Pur essendo semplice, fornisce informazioni molto precise ed attendibili che risultano molto utili all’urologo ai fini di pianificare il miglior tipo di trattamento per il paziente affetto da sintomi dovuti ad una prostata ingrossata.
Consiste nell’urinare all’interno di un imbuto collegato ad un computer che registra il flusso urinario tramutandolo in un grafico. Dall’analisi di questo grafico l’urologo sarà in grado di accertare la presenza di una ostruzione. L’affidabilità di questo esame aumenta se la quantità di urina svuotata supera i 150 ml, per cui è necessario eseguirlo quando il paziente avverte un buono stimolo di urinare.

Farmaci convenzionali per il trattamento e la cura dell’ipertrofia prostatica benigna:

Trattamenti chirurgici open

  • Incisione transuretrale della prostata (TUIP)
  • Resezione trans-uretrale della prostata (TURP)
  • Vaporizzazione laser della prostata (PVP)

Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP.

E’ un fenomeno legato all’invecchiamento ma che in alcuni soggetti è maggiore che in altri, e col passare degli anni può causare una compressione e distorsione dell’uretra prostatica ostruendo la fuoriuscita dell’urina. IPB colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni. Tuttavia il numero dei soggetti in cui la IPB diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà. Sono escluse componenti ambientali nell’eziologia della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l’aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia.

Il diidrotestosterone (DHT) e gli estrogeni hanno un ruolo nell’insorgenza della BPH. Questo significa che occorre la presenza degli androgeni per l’instaurarsi della BPH, ma non sono necessariamente la causa diretta della patologia. Questo è dimostrato dal fatto che gli eunuchi non sviluppano la patologia quando raggiungono l’età adulta. Inoltre, la somministrazione di testosterone esogeno non è associata all’aumento significativo dei sintomi della BPH. Il DHT, un metabolita del testosterone è un mediatore critico della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata dal testosterone in circolo. Una volta sintetizzato, il DHT giunge alle cellule epiteliali e segnala la trascrizione del fattore della crescita al mitogene dei due tipi di cellula. L’importanza del DHT nel causare noduli iperplasici nella prostata è supportata dalle osservazioni cliniche in cui un inibitore della 5α-reduttasi viene somministrato al paziente in queste condizioni. La terapia con gli inibitori della 5α-reduttasi riduce notevolmente il contenuto di DHT nella prostata e conseguentemente il volume della prostata ed i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna.

La IPB può essere una patologia progressiva, specialmente se non curata. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di prostatiti e pielonefriti. L’accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è un’altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta è l’incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro ad una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva. L’ipertrofia prostatica benigna non è in grado di provocare deficit erettivo, eventuali influenza sulle capacità erettiva può essere provocato dal dolore che tale patologia ha negli stati più avanzati (causa psicologica)

DIAGNOSI

TERAPIA:

Adenomectomia open surgery. Significa rimuovere l’adenoma mediante il tradizionale taglio chirurgico, nella variante trans vescicale (ATV) o infravescicale (Millin). Interventi usati da oltre 50 anni, hanno ancora un’efficacia insuperata anche se con una morbilità perioperatoria che alcuni mettono in discussione, nella realtà attuale di chirurgia mini-invasiva. Interventi tuttora definiti “gold standard” in caso di prostate veramente voluminose.

Vi è anche una notevole evidenza dell’efficacia di Fitoterapici, quali l’estratto del frutto della Serenoa repens (o saw palmetto) nell’alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia. Altre erbe medicinali che hanno alla base sistematiche ricerche sono il beta-sitosterolo tratto dalla Hypoxis rooperi (pianta grassa africana) e la pygeum (estratta dal Prunus africana), mentre vi è una minore conoscenza sull’efficacia della Cucurbita pepo semi di (zucca) e dell’Urtica dioica (Wilt et al., 2000).

Gli inibitori della 5α-reduttasi, (finasteride e dutasteride) sono un altro trattamento praticato. Quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti, si è notata una drastica riduzione del volume della prostata in persone con ghiandole molto ipertrofiche.