Prostata ingrossata

Per quanto riguarda i liquidi, invece, è necessario bandire completamente dalla propria dieta gli alcolici e assumere circa 2 litri di acqua al giorno, evitando di bere prima di andare a dormire.

Per prevenire l’ossidazione, la prostata infiammata e l’ipertrofia prostatica benigna, è consigliabile ridurre il consumo di carni rosse, salse, dolci e farina bianca, favorendo invece verdure, fibre, cereali, alimenti che contengono vitamina A, E, C e pomodori, che presentano alte concentrazioni di licopene, una sostanza che favorisce la buona salute della prostata.

La presenza e la persistenza di questo liquido rimanente favorisce l’infezione batterica. Altri sintomi da sottoporre all’attenzione dell’urologo sono:

  1. Fase microscopica
  2. Fase macroscopica
  3. Stadio clinico, manifesto

Infine, è possibile avere dei benefici in caso di prostatite cronica attraverso l’assunzione di semi di zucca, crudi e senza sale, e di zucchine cotte.

Il trattamento per una prostata ingrossata è molto vario. Esistono farmaci e interventi chirurgici, ma anche procedure preventive e di diagnostica.

I trattamenti farmacologici mirano alla componente ormonale della patologia. Per esempio, la Finasteride è responsabile per l’inibizione dell’enzima 5 alfa reduttasi, responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone, riducendo significativamente i sintomi della prostata ingrossata. I bloccanti alfa adrenergici determinano un miglior svuotamento dell’urina per azione sul collo vescicale. Infine, il sistema enzimatico anti-aromatasi trasforma gli ormoni androgeni in estrogeni.

L’adenoma prostatico è una tra le cause più comuni del tumore alla prostata benigno tra gli uomini sopra i 60 anni, che si sviluppa a causa di una deficienza dell’attività testicolare. La prostata ingrossata non si manifesta nei pazienti con una ridotta attività della ghiandola pituitaria o in coloro che si sottopongono alla vasectomia, prima dei 40 anni. L’insorgenza di questa patologia è considerata quindi un’alterazione del metabolismo.

La naturale evoluzione di una prostata ingrossata permette la classificazione in 3 stadi:

Le fasi della malattia

L’ecografia sovrapubica (addominale) è invece più utile per studiare la vescica (alterazioni da sforzo, diverticoli presenza di un eventuale residuo postminzionale) oltre che i reni e le alte vie.

2) Parallelamente il tessuto adenomatoso può stimolare i recettori nervosi posti nel collo vescicale e nell’uretra prostatica comportandosi da spina irritativa durante la fase di riempimento della vescica, ostacolandola. Ne risultano sintomi denominati “di riempimento” o irritativi: ancora un aumento della frequenza minzionale (pollachiuria), la necessità di urinare in breve tempo dalla comparsa dello stimolo (urgenza e imperiosità minzionale), la sensazione di aver voglia di urinare senza poi riuscire nell’intento (tenesmo vescicale). Questi sintomi sono esacerbati, come vedremo, nelle fasi più avanzate di malattia dal deterioramento della funzione vescicale.

Come si è visto, l’ipertrofia prostatica si associa ad un aumento del tono della muscolatura liscia, mediata dall’attività dell’adrenalina sui recettori alfa adrenergici della muscolatura cervicale e prostatica, responsabile della cosiddetta componente dinamica dell’ostruzione.

Quando la prostata interferisce con l’apparato urinario

In una prima fase l’ostruzione viene compensata in maniera soddisfacente dalla capacità della vescica di sviluppare una maggiore pressione a monte, e il paziente è praticamente asintomatico.

L’esame principe per la valutazione morfologica della prostata è l’ecografia transrettale: fornisce informazioni abbastanza precise sulla forma e sulle dimensioni di prostata ed adenoma, sulla ecostruttura, sulla presenza eventuale di calcificazioni, ascessi o nodularità sospette per carcinoma, sulla presenza di un “lobo medio” che aggetta in vescica. E’ un esame utile per la scelta della metodica da utilizzare in previsione di una disostruzione endoscopica o chirurgica.

In molti soggetti queste modificazioni “fisiologiche” assumono carattere di patologia clinicamente significativa: la prostata cresce di volume in misura importante o comunque in modo tale da andare ad interferire con il normale funzionamento degli organi del basso apparato urinario con cui è in stretto rapporto (collo e base della vescica, uretra prostatica).

Il trofismo della prostata (e quindi il suo volume) dipende dal controllo ormonale, principalmente il testosterone, che agisce prevalentemente sul tessuto ghiandolare; un ruolo importante è giocato dagli estrogeni, presenti anche nel maschio, che agiscono in prevalenza sul tessuto fibromuscolare che nell’architettura interna della prostata forma la struttura “di supporto” del tessuto ghiandolare. Così si spiega come il volume della prostata, molto basso nel bambino, ha una prima fase di crescita sotto l’azione del testosterone durante la pubertà, fino al raggiungimento del volume dell’adulto.