Statine e ipertrofia prostatica

Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP.

L’esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola; è un esame molto soggettivo che dipende dall’abilità dell’urologo. Maggiore precisione al fine della valutazione del volume prostatico è dato dall’ecografia sia sovrapubica che transrettale. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che la IPB si sta aggravando. Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, che se incrementa è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli, o sedimento nel lume dell’organo emuntore.

Entrambi i metodi, KTP e Olmio, ablano circa uno o due grammi di tessuto al minuto.

Nuove tecniche che comportano l’impiego del laser in urologia, sono state sperimentate negli ultimi 10 anni. Si è iniziato con la VLAP, tecnica che usa uno YAG laser a contatto con il tessuto prostatico. Una tecnologia simile, è chiamata Photoselective Vaporization of the Prostate (PVP) ed usa un laser a luce verde (KTP) ed è emersa recentemente. Questa procedura utilizza un laser ad alta potenza di 80 Watt KTP con una fibra laser di 550 micron inserita nella prostata. Questa fibra ha una riflessione interna di 70 gradi. Essa è usata per vaporizzare il tessuto della capsula prostatica. Il KTP laser ha una penetrazione di 2.0mm (quattro volte più profonda del laser ad Olmio).

Adenomectomia open surgery. Significa rimuovere l’adenoma mediante il tradizionale taglio chirurgico, nella variante trans vescicale (ATV) o infravescicale (Millin). Interventi usati da oltre 50 anni, hanno ancora un’efficacia insuperata anche se con una morbilità perioperatoria che alcuni mettono in discussione, nella realtà attuale di chirurgia mini-invasiva. Interventi tuttora definiti “gold standard” in caso di prostate veramente voluminose.

Esiste una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell’eziologia della BPH. Questo è basato sul fatto che la BPH si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e relativamente ridotti livelli di testosterone libero (questa sostanza ha quindi, se non convertita in altri ormoni, un’azione benefica e salutare nei confronti della prostata) e quando i tessuti prostatici diventano più sensibili agli estrogeni e meno rispondenti al DHT. Cellule prese dalla prostata di uomini affetti da BPH hanno mostrato una più elevata risposta agli alti livelli di estradiolo nel caso di bassi livelli di androgeni.

Gli alfa bloccanti (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate con successo. Vecchie molecole come phenoxybenzamine e prazosin non sono raccomandate per il trattamento della BPH. Gli alfa bloccanti rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario, ma possono causare eiaculazione retrograda.

Il PSA è spesso eseguito nei pazienti IPB per screenare se coesiste una componente maligna della patologia. E’ un esame del sangue che se innalzato indica una qualche sofferenza della ghiandola prostatica, includendo patologie benigne come infiammazione, IPB o traumatismo, ma anche il carcinoma prostatico. Un suo innalzamento richiede un attento monitoraggio e, eventualmente, esami più approfonditi.

In caso di fallimento del trattamento medico, può rendersi necessario un trattamento chirurgico. Qualsiasi intervento chirurgico per IPB pone a rischio, in entità differente, la meccanica eiaculatoria del paziente. A contrario, la rigidità nell’erezione e la capacità di arrivare all’orgasmo non vengono influenzati da questa chirurgia correttamente eseguita.

Tali prodotti erboristici esplicano le proprie funzioni benefiche sull’attività prostatica attraverso i seguenti meccanismi di azione:

Le attuali opzioni farmacologiche per il trattamento dei sintomi a carico delle vie urinarie inferiori nell’uomo sono costituiti da:

La serenoa è certamente la droga vegetale per la quale sono disponibili i dati clinici di efficacia più affidabili.

  • Ortica (radici), droga costituita da steroidi, polisaccaridi, cumarine, lignani (4 – 6 g al giorno);
  • Pigeo africano (corteccia), droga costituita da fitosteroli, triterpenoidi, acidi grassi (10 – 20 g al giorno);
  • Serenoa (frutti), droga costituita da steroidi, flavonoidi, olio fisso, polisaccaridi (1 – 2 g al giorno);
  • Zucca (semi), droga costituita da steroidi, olio fisso, sostanze proteiche, vitamina E (10 g al giorno).

Le principali piante medicinali utilizzati nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna sono le seguenti:

Quest’aumento di dimensioni non rappresenterebbe di per sé un problema clinico se non fosse associato alla comparsa dei sintomi delle vie urinarie inferiori (Lower Urinary Tract Symptoms, LUTS).

  • Farmaci alfalitici: il razionale del loro impiego si basa sulla considerazione che la contrazione della prostata nell’uomo è mediata principalmente da adreno recettori alfa1A. Attualmente sono disponibili cinque farmaci appartenenti a questa classe: alfusozina, doxazosina, silodosina, tamsulosina, terazosina.
  • Farmaci inibitori dell’enzima 5-alfa reduttasi: gli inibitori delle 5-alfa reduttasi inibiscono la conversione di testosterone in diidrotestosterone, attraverso il blocco dell’enzima 5-alfa reduttasi ed induzione di apoptosi (morte cellulare controllata) delle cellule del tessuto prostatico. I farmaci disponibili sono finasteride e dutasteride;
  • Farmaci antagonisti del recettore muscarinico: i recettori muscarinici sono presenti in numero elevato nelle cellule muscolari lisce della parete vescicale, nelle cellule epiteliali prostatiche, nell’urotelio vescicale e nei neuroni del sistema nervoso periferico e centrale. L’inibizione di questi recettori riduce le contrazioni delle cellule muscolari lisce ed aumenta il livello soglia di sensibilità vescicale. Tra i farmaci: ossibutinina, tolterodina, darifenacina.
  • Farmaci inibitori dell’enzima fosfodiesterasi 5: il principale meccanismo di azione degli inibitori della fosfodiesterasi 5 risiede nell’aumentata concentrazione e nell’attività prolungata del guanosin-monofosfato ciclico (GMPC) intracellulare, che determina la riduzione del tono della muscolatura liscia di detrusore della vescica, prostata ed uretra. I farmaci appartenenti a questa categoria sono: sildenafil, tadalafil e vardenafil, farmaci utili contro la disfunzione erettile.
  • Sintomi della fase di riempimento: nicturia, ossia la necessità di svegliarsi sempre più presto mattino per svuotare la vescica; è probabilmente il sintomo più caratteristico di questa fase. Non è infrequente incontrare pazienti che, dovendo alzarsi dal letto più volte per urinare, hanno un’autonomia notturna inferiore alle due ore, con grave impatto sulla qualità del sonno del paziente e della partner. Un altro sintomo caratteristico di questa fase è l’elevata frequenza minzionale, spesso associata a urgenza minzionale o minzione imperiosa, cioè l’impossibilità di differire la minzione per l’impellenza dello stimolo. Generalmente, superata la soglia delle 8 minzioni al giorno, il paziente percepisce la frequenza minzionale come eccessiva e la riporta come un problema.
  • Sintomi della fase di svuotamento: l’ipertrofia prostatica benigna si associa spesso ad ostruzione vescicale. La prostata ingrossata infatti può ridurre il lume uretrale, aumentando la resistenza idrodinamica al flusso urinario, generando i caratteristici sintomi ostruttivi, quali il getto urinario debole, biforcato, a spruzzo, e la necessità di ponzare per aumentare la portata del flusso (minzione addominale).
  • Sintomi post-minzionali: nella maggior parte dei pazienti il gocciolamento post-minzionale è il sintomo di esordio dell’ipertrofia prostatica benigna e viene comunemente confuso con l’incontinenza. Più tardiva invece è la sensazione di svuotamento incompleto, che di solito interviene ad aggiungersi ad altri sintomi urinari già presenti.

L’utilizzo delle piante medicinali per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna è stato descritto per la prima volta in Egitto nel XV secolo a.C. Attualmente, il ricorso alla fitoterapia è abbastanza diffuso in Europa ed aumenta sempre di più nei paesi industrializzati. Infatti in Germania, in Austria ed in Francia, l’utilizzo dei fitoterapici per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna rappresenta il 90% del totale dei farmaci prescritti per questa patologia. In Italia i fitoterapici rappresentano il 49% dei farmaci impiegati per alleviare sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna.